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Il senso del rischio

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La dimensione del rischio è inevitabile nelle nostre vite, ma spesso viene vissuta con ansia e poca consapevolezza.

Ecco 4 equivoci molto diffusi sul rischio:

– che sia sinonimo di pericolo. Corriamo un rischio tutte le volte che prendiamo una decisione senza saperne con sicurezza l’esito in anticipo. Fra gli esiti possibili spesso ce ne sono alcuni negativi o comunque indesiderati, ma di solito ce ne sono altrettanti positivi. Sarebbe più corretto dire che rischio è sinonimo di incertezza, o anche di opportunità.

– che la valutazione e la gestione del rischio sia un campo tecnico, riservato agli esperti. Ognuno di noi convive quotidianamente con il rischio e lo affronta, spesso con successo. Le strategie efficaci che si usano quotidianamente sono chiamate “in between strategies” perchè non si fondano solo su base razionale, ma anche sull’istinto (che ci garantisce velocità e efficacia), emozioni (una guida per capire il valore delle scelte che facciamo) e fiducia (in noi stessi, nelle altre persone, nel mondo in cui viviamo).

 

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– che i bambini non siano consapevoli dei rischi. I bambini cercano attivamente situazioni che abbiano una componente di rischio, provano piacere nel sperimentarlo e dimostrano di saperlo gestire fin da piccolissimi: è una dimensione irrinunciabile in tutti i percorsi di crescita e apprendimento, in cui per definizione si devono esplorare strade sconosciute senza saperne l’esito in partenza.

– che il rischio vada eliminato o ridotto a tutti i costi per essere più sicuri. La sicurezza non è l’assenza di rischio, ma avere l’esperienza, le competenze, le risorse sociali, cognitive, emotive per affrontare gli esiti imprevisti o spiacevoli delle scelte che compiamo. Senza esperienza del rischio non siamo in grado di gestirlo e affrontarlo: è più pericoloso non averne mai esperienza, anche perchè perderemmo la possibilità di sviluppare competenze essenziali per l’essere umano come la creatività, autostima, l’autoefficacia, la gestione dei conflitti, la consapevolezza dei limiti.

Di fatto se non accogliamo la dimensione del rischio nelle nostre vite non potremmo comprendere il senso del mondo in cui viviamo, in cui non siamo padroni di tutto, non possiamo controllare che poche variabili, e in cui la nostra maggiore protezione e metterci in rete con le altre persone, gli altri esseri viventi e l’ambiente da cui traiamo le risorse per vivere.

Tra gli altri impegni di queso periodo, ho scritto poco su questo blog anche perchè finalmente mi sono laureata in Scienze dell’educazione all’Università di Bergamo con una tesi dal titolo: “Il bambino sicuro. La dimensione pedagogica del rischio nelle attività all’aperto.

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