Archivi categoria: Feltro

La raccolta dei tesori

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Quando un bambino esplora un nuovo angolo di natura presto il suo sguardo si fissa a terra, come attirato da un’invisibile forza.

Sta cercando i tesori della natura, oggetti belli e misteriosi che gli raccontano la storia del posto che sta esplorando. Il percorso del bambino va da tesoro a tesoro, attirato da una forma strana, da un colore diverso, da un movimento. Difficilmente andrà dritto sul sentiero, ma si fermerà, tornerà indietro, girerà in tondo.

E quando trova un tesoro non può limitarsi a guardarlo. No, lo deve toccare e possibilmente raccogliere. Credo tutti i bambini si trovino a fare una volta o l’altra il gesto di mettere in tasca un sasso o una ghianda.  E’ un modo per dire “lo sento mio”, “mi interessa”. E’ un modo per riconoscere il legame con il mondo naturale, concreto e tangibile così come deve essere per dei bambini.

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Come tutti i gesti spontanei dei bambini esprime un bisogno, che una volta soddisfatto sarà la base sicura per la fase successiva. In questo caso: lo vedo, mi piace, ma lo lascio lì perché so che questo è il suo posto.

E come tutti i bisogni dei bambini, noi dobbiamo semplicemente accoglierlo e sostenerlo. Prima di tutto portandoli in luoghi dove possano fare le loro raccolte di tesori naturali in tranquillità.

Noi abbiamo creato anche una borsa apposta per la raccolta dei tesori, perché le nostre tasche non erano abbastanza grandi.

E’ una piccola borsa in feltro, da legare in vita perché rimanga ben ferma (a tracolla può dare fastidio, su una spalla rischia di cadere ogni momento).

borsa2L’11 ottobre tengo un corso di una giornata a Milano per imparare a fare borse in feltro, se volete maggiori informazioni potete visitare la pagina di Donnacreativa.

Perché le pecore

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“Le pecore sono stupide”, “Le pecore hanno lo sguardo cattivo”, “Le pecore portano le zecche”… pochi di noi ormai hanno esperienza diretta delle pecore, ma tutti sembrano avere alcune certezze incrollabili sul loro conto. Quando abbiamo deciso di prendere due pecorelle, ne abbiamo sentite di tutti i colori!

Perché le pecore sono una di quelle categorie di animali (a 4, ma anche a 2 zampe) vittime di una forte stereotipizzazione. Anche i nostri bambini le vedono spesso disegnate sui libretti dedicati alla fattoria, in quello stile semplificato e un po’ fumettoso, e in realtà ne sanno ben poco.

Ecco alcuni miti da sfatare sul loro conto:

1 -Le pecore sono tutte uguali.

Ci sono centinaia di tipi diversi di pecore, estramamente differenti per aspetto e dimensioni. Selezionati nei secoli per vivere in ambienti diversi e più o meno fortemente specializzate per la produzione (carne, latte e/o lana). Inoltre tutte le pecore, anche della stessa razza, viste da vicino sono molto diverse fisicamente e caratterialmente, ad esempio Momo è socievole e coccolone, Salvia è molto timida ma estremamente curiosa.

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2 – Non hanno iniziativa.

Le pecore hanno un istinto fortissimo, l’istinto del gregge. E’ uno dei motivi per cui sono state addomesticate: permette a pochi pastori di spostare un grandissimo numero di animali contemporaneamente. Ma l’istinto del gregge non è solo “copiare” quello che fanno le altre pecore, è un’incredibile capacità di tenere d’occhio e coordinarsi con decine e anche centinaia di propri simili. In un’emergenza spesso succede che tante persone spaventate, che corrono per salvarsi la vita, finiscano per farsi male a vicenda… le pecore invece hanno questa incredibile capacità di muoversi insieme, proteggendosi a vicenda, cambiando anche direzione rimanendo unite: dimostra un’incredibile intelligenza ed è una strategia vincente per proteggersi dai predatori!

3 – Sono stupide.

Esistono alcune ricerche che hanno indagato le facoltà cognitive delle pecore, ed è stato dimostrato che sono in grado di riconoscere il viso di pecore o di umani conosciuti fino a due anni dopo l’ultima volta che li hanno incontrati. Sono in grado di risolvere problemi, possono imparare a rispondere al loro nome. In generale capiscono molto bene le situazioni: Momo e Salvia sono state molto agitate il primo giorno che sono arrivate da noi, le prime 24 ore Salvia ha continuato a chiamare le sue compagne di gregge (soprattutto le femmine rimangono legate alla loro famiglia materna), ma poi si è adattata velocemente alla sua nuova casa. Ci hanno preso subito come punto di riferimento, hanno imparato a riconoscere il loro riparo e a tornarci da sole le sera. Ci accompganano quando siamo in giardino e ci chiamano quando siamo in ritardo con il fieno. Sono curiose con gli animali e le persone nuove che vengono a trovarci.

4 – Sono paurose

Momo è tutt’altro che pauroso, mentre Salvia è sicuramente molto prudente. D’altra parte per piccoli erbivori come loro l’istinto di fuggire a movimenti improvvisi è necessario per salvarsi la vita da possibili predatori. Direi quindi che  sono ragionevolmente diffidenti delle creature che si muovono velocemente verso di loro, che si avvicinano direttamente, magari da dietro. Ecco in realtà questo è uno degli aspetti che mi piace di più delle pecore: loro ti seguono se pensano che tu sia parte della loro famiglia, ma non accettano di essere spinte in una direzione precisa. Il pastore sta davanti al gregge, perché le pecore decidono di seguirlo, ma se provi a prendere una pecore inseguendola… hai speranze solo se siete in un piccolo recinto!

Trovo che proprio per il loro carattere le pecore siano un bellissimo animale da fare conoscere ai bambini, perchè accettano solo coloro che si avvicinano con buone intenzioni, e ottieni di diventare loro amico solo se sei molto rispettoso e paziente. Il fatto che siano vittime di molti stereotipi è una risorsa in più, perché permette di parlare di tematiche molto vicine alla vita sociale dei ragazzi anche più grandicelli.

PS Per quanto riguarda le zecche posso affermare che Momo e Salvia non ne hanno mai avuta una… per forza, con tutto quel pelo come fanno a infilarsi?

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Feltro a 26 (piccole) mani

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Ieri per l’ultimo appuntamento della Bottega del Feltro di questa stagione all’Oasi di Galbusera Bianca ho proposto ai bambini di fare un’opera collettiva da lasciare nello Spazio Bimbi dell’Oasi.

Il tema: i colori della primavera, sperando di chiamarla e convincerla a restare con noi a farci un po’ di compagnia!

I colori scelti di bambini sono stati tantissimi, il verde delle foglie e dei prati, il viola e il rosso dei fiori, l’azzurro del cielo, il giallo del sole…

Su una base di colore neutro hanno cominciato a preparare lo sfondo colorato del loro (a)razzo. Ognuno ha lavorato per pochi minuti nella sezione davanti a sé e poi si è spostato nella sezione del vicino, perché fosse un’opera veramente collettiva. Una sola regola: si poteva solo continuare ad aggiungere lana, ma non spostare né togliere quella già messa dal compagno.

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Preparato lo sfondo l’abbiamo bagnato con acqua calda e sapone e, aiutati dal un pezzo di plastiball per non spostare i pezzi di lana cardata, i ragazzi hanno cominciato a infeltrire.

Anche in questo caso ogni pochi minuti si scambiavano il posto, stratagemma che ha funzionato perfettamente per infeltrire in modo uniforme il loro (a)razzo: a seconda della lunghezza delle braccia e della forza ognuno tendeva a lavorare meglio più o meno vicino al bordo, così si sono completati perfettamente.

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Quando l’infeltrimento era ben avviato siamo passati alla fase della rollatura: fondamentale la collaborazione di tutti per arrotolare bene il pezzo, senza pieghe.

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E poi hanno sbattuto per bene la loro opera, per rafforzare il processo di infeltrimento delle fibre e rendere il feltro ancora più resistente. Ovviamente questa parte è stata molto divertente!

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L’opera finita è stata intitolata “Un’esplosione di colori”.

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Alcuni particolari notati dai ragazzi alla fine del lavoro: un occhio che li osservava dal mondo colorato del loro (a)razzo, un ricciolo dorato che al centro dell’opera illumina tutto come un raggio di sole, soffi bianchi di una brezza primaverile che sposta le nuvole e le porta via lontano. Speriamo.

particolarePS questa attività è stata liberamente e umilmente ispirata al bellissimo lavoro proposto da Diana Biscaioli a Feltrosa 2012.

 

Feltro e farfalle

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Ho sempre avuto un talento per l’imprecisione, per le sbavature. Non me la cavo male neanche con le cose finite di fretta e quelle aggiustate in corsa pur di non riniziare da capo.
Quando ho avuto per le mani per la prima volta un ciuffo di lana e ho scoperto come si fa il feltro ho capito che era perfetto per me. Fino a quel momento ero convinta di essere negata per qualsiasi di forma espressiva minimamente artistica.
Il feltro ha tutte i requisiti per appassionarmi: una storia antichissima, un impatto bassissimo sull’ambiente e affonda le sue radici nel rapporto dell’uomo con gli animali.
È un materiale povero, con cui si sono fatte per molti secoli e in molti angoli del mondo suppellettili per uso quotidiano. Nello stesso tempo con il feltro si possono fare vere e proprie creazioni artistiche. Unisce culture apparentemente molto diverse tra loro: dalla Mongolia alle nostre Alpi tutte i popoli di pastori hanno infeltrito la lana.

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Per fare un oggetto in feltro occorre partire piano. Bisogna prendere in mano la lana, sentire delicatamente il suo verso e preparare più strati di lana cardata. All’inizio serve un poco di pazienza e cura, ma ancora sono fresca e mi prendo il tempo che serve per iniziare il lavoro.
Se si vogliono inserire delle decorazioni colorate c’è una sola regola: non possono essere troppo precise. Se sono astratte, meglio.

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Per bagnare la lana bisogna far piovere delicatamente l’acqua calda premendo la lana in modo che si impregni completamente. Poi bisogna insaponarsi le mani e partire a massaggiare delicatamente.
Come dico sempre ai bambini con cui faccio il feltro, è come incontrare un animale per la prima volta: dobbiamo farci conoscere, toccarlo con le punta delle dita e cominciare ad accarezzarlo piano piano.

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Ma presto amicizia è fatta e si può cominciare a giocare.
Una volta che è cominciato l’infeltrimento infatti si aumenta la velocità e la pressione dei movimenti e non occorre più fare troppa attenzione: mi posso rilassare e so che il più è fatto, ora è difficile sbagliare. Non si può tornare indietro: la magia è fatta e il risultato sarà quel che sarà.
Mi sono cimentata anche con diversi pezzi tridimensionali (borse, cappelli) ma torno sempre al semplice tappetino: veloce, rilassante e di sicura soddisfazione, una volta asciugato diventa la base per continuare a creare.

La mia specialità, ovviamente, le farfalle.

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Questo post partecipa all’evento “Blogger’s got Talent” ideato da Federica Mamma Moglie Donna, Micaela Le M Cronache, Serena IdeaMamma, Valentina di Mamy Chips & Craft e Natalia di Tempodicottura
E’ stato pubblicato originariamente sul blog di Gina Barilla