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attività da 6 a 12 anni

Interpretazione di pedagogia del bosco

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La pedagogia del bosco, per come la intendo, è un approccio orientato al bambino, in cui le occasioni di crescita e apprendimento nascono spontaneamente dalla libera interazione tra ambiente e bambini stessi.

Il ruolo dell’adulto è quello dell’osservatore, e quando serve interviene come mediatore e accompagnatore mettendo a disposizione dei bambini le informazioni e le esperienze che possiede. La sua funzione proncipale è quella di “base sicura”, un riferimento a cui tornare, a cui rivolgersi, quando i bambini ne hanno bisogno. I suoi interventi non devono essere mai direttivi, ma devono servire a instaurare un dialogo in cui ogni parte impara dall’altra.

Per questo l’atteggiamento deve essere sempre di accoglienza e non giudizio, e la sua serenità e atteggiamento positivo in ogni caso è importante perchè i bambini si sentano veramente liberi di dedicarsi alle loro attività. La sua comunicazione deve essere sempre improntata all’empatia e deve essere consapevole di come comunicare in modo efficace, costruttivo e non violento, anche nei momenti di tensione e conflitto.

La vera maestra è la natura: l’insieme di elementi atmosferici e materici, la presenza degli altri esseri viventi, l’infinita gamma di stimoli sensoriali, possibilità di trasformazione e interazione.

La pedagogia del bosco pone attenzione ad alcuni elementi “primordiali” dell’esperienza di apprendimento dell’essere umano: il gruppo di bambini di età diverse e la partecipazione alle attività degli adulti sono due pilastri dell’educazione in tutte le società “tradizionali”.

Stare insieme con bambini più grandi e più piccoli è un’occasione di crescita fondamentale, tra di loro imparano il rispetto e le strategie per interagire con chi è diverso, i più grandi imparano ad aspettare chi ha bisogno di una spiegazione o di un’attenzione in più, i più piccoli guardano a dei modelli di competenza a cui tendere. Si creano anche meno stereotipi e confronti negativi tra bambini, non essendo indentificati chiaramente i gruppi di “grandi” e “piccoli” ciascuno è semplicemente se stesso, senza pressioni a raggiungere uno standard presunto di capacità e competenze relativo all’età.

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L’esigenza delle classi per età omogenea è uno dei tanti principi organizzativi della scuola che risponde alle esigenze di semplicità e controllo delle insegnanti e non ha riscontri pedagogici, tanto è vero che per esempio nelle scuole montessoriane si lavora in gruppi di età miste.

L’apprendimento partecipato è invece l’esperienza che avviene tutte le volte che una bambino affianca e partecipa a un’attività degli adulti, senza distinzione tra teoria e pratica, partendo da un reale interesse e da un legame concreto con finalità tangibili.

Anche qui il mondo della scuola, se da una parte dovrebbe essere (almeno in teoria) più a misura di bambino di molti contesti della società contemporanea, d’altra parte ha perso quasi completamente il legame con i ritmi, gli esigenze, le dinamiche della quotidianità. Gli elementi che caratterizzano l’organizzazione scolastica sono di nuovo funzionali al controllo degli adulti e non alle esigenze dei bambini: la campanella, il banco, la classe, gli elementi anche decorativi (i poster, i cartelloni…). Per non parlare dei voti, dei libri fatti apposta per la scuola… tutti elementi che poi nelle nostre vite fuori dalla scuola non useremo mai più!

Perchè infatti si parla di pedagogia “del bosco”? Perchè nonostante tutto il nostro mondo e la nostra vita si basano ancora (più che mai!) sulle risorse naturali, da cui dipendiamo per bere, mangiare, respirare (e spostarsi, costruire…). Anzi questo aspetto è quello che rende più attuale e urgente la diffusione di questa pedagogia: prima che sia troppo tardi, dobbiamo permettere ai nostri bambini di ritrovare quel contatto e quella comprensione delle dinamiche da cui dipende la nostra vita che per troppo tempo l’umanità ha provato a dimenticare.

Se volete saperne di più sulla pedagogia del bosco vi consiglio di curiosare nel sito dell’Associazione Fuori dalla scuola e se volete potete partecipare al Corso per accompgnatori di scuola nel bsoco, aperto a educatori, insegnanti e genitori e che si svolgerà dal 4 giugno in Brianza.

 

I conflitti fra bambini

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In un’educazione attenta alla dimensione pedagogica del rischio i conflitti non vengono sanzionati e evitati in quanto tali, ma vengono affrontati anch’essi in un’ottica di opportunità. Il conflitto tra bambini scatena molte paure negli adulti, che temono le conseguenze di un confronto fisico, ma anche il peso di dover aiutare a gestire sentimenti negativi come la rabbia e la confusione e spiacevolezza di dover stare loro stessi nella situazione di conflitto per poter contribuire a risolverla positivamente.

Quando l’adulto mette da parte le sue paure, e riesce a concepire il conflitto come un’opportunità di apprendimento, i bambini ne traggono enorme beneficio potendo allenarsi nella rischiosa arte di negoziare.

Innanzitutto quando fanno un passo indietro (accettando il rischio che questo passo comporta) gli adulti scoprono che i bambini hanno in sè le risorse per affrontare e risolvere la maggior parte dei conflitti:

Un’antrolpologa russa, Marina Butovskaya, che ha ossservato molti bambini di nazionalità e culture diverse in situazioni spontanee, è giunta alla conclusione che esiste una capacità innata di porre fine ai bisticci e di riconciliarsi. E’ difficile che prima dell’adolescenza si formino delle inamicizie stabili, se i bambini si frequentano e condividono lo stesso territorio come può essere un cortile, una piazza, un prato. I bambini ritornano amici dopo un bisticcio, senza che sia necessario l’intervento mirato degli adulti, anzi quando questi intervengono in modo maldestro possono complicare la situazione, perché la loro ingerenza rende la circostanza più seria agli occhi dei bambini, i quali giudicano che la situazione sia sfuggita loro di mano. Quste abilità però non si sviluppano in assenza di esperienze dirette, di un “territorio” d’incontro e del tempo necessario per tornare “amici come prima[1]

Quando l’adulto interviene, perchè richiesto o perchè necessario, il suo ruolo non è quello di arbitro nè di giudice, ma quello di mediatore: deve sostenere i bambini nell’esprimere ciascuno il suo punto di vista e le sue emozioni, e aiutarli a trovare una soluzione (di solito un compromesso) che soddisfi entrambi. Non è neanche detto che sia necessario che la soluzioni la trovi lui, anzi tanto meglio se a suggerirla sono i bambini, che in queste occasioni dimostrano molta più creatività di quanto ci aspettiamo.

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R. e S. giocano alla lotta.

Certo bisogna accettare il rischio di non trovare subito la soluzione, che nel processo la tensione rimanga alta un po’ più a lungo, che qualcuno esca scontento dal conflitto. Ma l’obiettivo che si può raggiungere è quello di crescere adulti in grado di risolvere positivamente i conflitti, interrompendolo il circolo vizioso che ci ha abituato a identificare la soluzione dei conflitti con la punizione dei (di solito presunti) colpevoli e la distribuzione dei torti e della ragione:

L’istituzione educativa non riesce a smorzare l’ansia genitoriale già abbondantemente elevata su questo versante. I vissuti degli insegnanti la fanno spesso da padrone. Prevalgono le paure: che i bambini si facciano male, che non si sentano difesi, che domini l’ingiustizia dei più forti, che si sentano trascurati dalle insegnanti. Infine quella più recente: che i genitori dei bambini non solo protestino ma si facciano una pessima opinione degli insegnanti stessi. Questa paura ha motivazioni scarsamente scientifiche. Sono in realtà processi di colpevolizzazione che provengono in genere dall’infanzia stessa delle maestre o delle educatrici. Essendosi impiantate in un periodo infantile di cui non c’è una vera e propria memoria consapevole, proseguono senza la possibilità di una sana rielaborazione.[2]

In questo contesto anche lo stesso gioco della lotta viene per lo più sazionato e impedito, perchè considerato presagio di sviluppo di comportamenti antisociali (e possibile motivo di discussione con/tra genitori), quando è invece un fondamentale strumento per lo sviluppo delle competenze sociali dei bambini[3].

[1] Oliverio A., Oliverio Ferraris A., A piedi nudi nel verde. giocare per imparare a vivere, Firenze, Giunti Editore, 2011, p. 104

[2] http://www.cppp.it/il_metodo_litigare_bene.html

[3] Gill T., No fear. Growing up in a risk averse society, London, Calouste Gulbenkian Foundation, 2007, p. 43

 

Educazione al rischio

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Samuele e Sebastiano, due amici di poco più di 2 anni, giocano a saltare giù da un muretto che si alza progressivamente. Sebastiano sale fino ad un altezza di circa 60 cm e si prepara a saltare giù. Samuele protesta con un deciso “No!” e cerca di fermare l’amico, che incurante salta. Samuele si arrabbia, esprimendo con forza il suo disappunto. La mamma interviene cercando di capire il perchè di questa reazione, e con un po’ di sostegno Samuele riesce a esprimere che lui non se la sente di saltare da così in alto, ma vorrebbe saltare insieme all’amico, e quindi vorrebbe che anche Sebastiano saltasse da un po’ più in basso. Spiegato il problema a Sebastiano lui accetta di saltare da più in basso per condividere il gioco insieme all’amico.
 
Anche in un bambino così piccolo è già presente la consapevolezza dei propri limiti. Samuele è in grado di riconoscerli, e sa che non può superarli solo per imitare l’amico. A un’osservazione superficiale sarebbe potuto sembrare che Samuele proiettasse la sua paura sull’amico e non gli piacesse vederlo saltare da troppo in alto. Oppure che fosse frustrato per la capacità di Sebastiano di saltare da poco più in alto di lui. Invece per Samuele era chiaro che lui si sentiva di saltare da quell’altezza e non di più, e il suo amico invece da poco più in alto. Non solo, ma volendo saltare insieme sapeva che l’unica soluzione era saltare entrambi da più in basso. L’unico ostacolo (comprensibile visto l’età!) era esprimere tutto questo ragionamento e le emozioni connesse in modo efficace. A questo punto è stato determinante l’intervento dell’adulto (la mamma di Samuele) che si è concentrata nel capire il problema e sostenere Samuele nella sua espressione, invece di proporre subito delle soluzioni basate sulla propria comprensione dell’accaduto o sul proprio giudizio sul comportamento e le abilità di Samuele.
Da cosa deriva la capacità di Samuele e di Sebastiano di riconoscere e gestire la propria percezione del rischio in modo così efficace? Da una parte dalla libertà di scegliere da dove saltare: non solo l’accesso al muretto non era stato impedito, ma gli adulti presenti non avevano dato un’indicazione precisa dell’altezza ritenuta più “adeguata” da cui saltare. Questa responsabilità è stata lasciata ai bambini, che avendone già avuta esperienza in precedenza (il muretto era un posto già frequentato da alcuni mesi), sapevano valutarne il rischio soggettivo, relativo alla capacità motoria di ciascuno.
Dall’altra credo che sia fondamentale che Samuele sapesse di essere ascoltato nella sua richiesta, anche se formulata in modo immediatamente poco comprensibile. Il fatto di avere una figura di riferimento adulta di fiducia, che funge affettivamente ma anche operativamente da “base sicura”, è il miglior mezzo per bambini di questa età per poter negoziare la valutazione e la gestione di un rischio. La sicurezza di vedere accolta l’espressione del proprio bisogno, e di essere aiutato a trovare una soluzione soddisfacente, è la migliore protezione contro i possibili esiti negativi di una scelta sbagliata.

rischio2Alcuni considerazioni necessarie per un’educazione al rischio, cioé a valutare e gestire i rischi in modo efficace per le proprie possibilità e obiettivi:

– come in ogni apprendimento dei bambini è necessaria l’esperienza diretta, ai bambini deve essere permesso sperimentarsi in situazioni in cui è possibile un esito negativo, per esempio l’uso di bicchieri vetro e piatti di ceramica;

– se l’esito negativo si verifica il bambino deve essere accompagnato a riconoscere l’errore, ma non deve essere giudicato come se avesse messo in atto un comportamento sbagliato;

– è necessaria un’esperienza progressiva: nella vita di tutti i giorni i bambini devono essere esposti a rischi in grado sempre maggiore, seguendo il loro sviluppo e i loro apprendimenti. Non esiste un età in cui automaticamente il bambino diventa capace di valutare e gestire un rischio, ma ad ogni età è i grado di gestire rischi dalla complessità adeguata: se non è esposto progressivamente a rischi maggiori, diventerà grandi senza aver acquisito nessuna competenza per gestirli. Ad esempio a 2 anni è difficile che sia in grado di valutare che stare sotto un ramo secco in una giornata di vento è pericoloso, mentre è in grado di valutare l’altezza da cui è capace di saltare;

– quando non sono in grado di riconoscere il pericolo insito nell’attività che stanno facendo occore indicarglielo, come la constatazione di un fatto e non una minaccia: l’onestà paga sempre nella comunicazione con i bambini, non occorre spaventarli per ottenere che si comportino come crediamo sia giusto, aiutiamoli solo a capire le situazioni quando sono troppo complesse perché possano comprenderle da soli;

– mentre a pochi mesi può essere opportuno allontanare il bambino da un pericolo e offrire un’attività alternativa, man mano che cresce bisogna lasciare che sia lui a proporre delle soluzioni per affrontare la situazione rischiosa: è il necessario allenamento per imparare a gestire i rischi in modo autonomo e creativo;

– sono inutili e dannosi i continui e generici avvertimenti, non aiutano davvero il bambino e rischiano di far perdere fiducia in se stesso (“se mi blocca continuamente vuol dire che non pensa che posso farcela da solo”) o nella figura di riferimento (“continua a dirmi che devo stare attento ma non succede niente”).

Come in ogni percorso educativo l’adulto per prima cosa deve fare un esame su se stesso: perché alcune situazioni e comportamenti ci fanno più paura di altri? Siamo in grado di andare oltre alle nostre paure, radicate nella nostra esperienza personale, e valutare la situazione dal punto di vista del bambino che abbiamo davanti? Riusciamo a distinguere quando siamo noi che non ci sentiamo in grado di accompagnare i bambini in un’esperienza perchè non crediamo di avere gli strumenti (per esempio non ce la sentiamo di accendere un fuoco con loro, perchè non abbiamo le competenze per farlo) da quando pensiamo che siano i bambini a non essere pronti?

 

Il diario dell’esploratore, ovvero di libri autoprodotti con materiale di riciclo

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Ingredienti

Sacchetti di carta da riciclare

Forbici

Spago, fili di lana, nastrini

Ago grande

Scotch di carta

Bucatrice

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Come fare

Prendete ispirazione da questi modelli, apportando le necessarie modifiche:

Libro senza cuciture

Libro esplosivo (io ne ho fatta una versione semplificata)

Libro con tasche (qui versione fatta con le buste)

Libri con cuciture

diario2E ora… via con la raccolta di reperti, informazioni e storie da raccontare!

Ne faremo tanti inseime Domenica 23 novembre a Bellusco alla presentazione del corso di fotografia creativa per bambini “Fotografando…in giro per boschi e sentieri”, promosso dall’Associazione Abbraccio e Fuori dalla scuola Brianza.

La manipolazione

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Alcuni genitori  si sentono in dovere di proporre continuamente oggetti e attività che stimolino la fantasia e l’intelligenza dei propri bambini. Comprano i giochi più sfavillanti o i materiali didattici più raffinati.

Ma non è la ricchezza né la ricercatezza dell’oggetto che fa la differenza, è la qualità dell’esperienza.

Un’esperienza significativa secondo me deve essere complessa, cioé prevedere tanti percorsi al suo interno, senza un’unica soluzione e con un pizzico di imprevedibilità. Deve essere libera, perchè ognuno la deve poter personalizzare nei ritmi, nei modi, negli obiettivi.

Talvolta gli educatori stessi si perdono via e si comportano come se il loro lavoro fosse costruire ambientazioni fantasiose per rendere più interessante una vita quotidiana  e un mondo che chissà perché, evidentemente, considerano noiosi. Ma se c’è da inventare una storia, un gioco, un’avventura… chi può farlo meglio dei bambini stessi?

Facciamo fatica a riconoscere la validità di un’esperienza difficilmente etichettabile, se non come semplice “manipolazione”, perché non ci sono personaggi riconoscibili, prodotti definiti, apprendimenti tangibili.

materiali naturali2

Davanti sabbia, segatura, foglie, legnetti, ghiande e pigne, adulti e bambini chiedono “Cosa dobbiamo fare?”. E rimagono spiazzati dalla risposta “Giocare!”. Ma per poco, perché per fortuna i bambini sono bambini. E si cucinano zuppe, si costruiscono strade e città, si scalano montagne…

L’importante è essere onesti e coerenti, e quando i materiali si mischiano, escono fuori dai contenitori, si incastrano gli uni negli altri… lasciar fare. E’ in corso una sperimentazione, e non si può interrompere il gioco spontaneo dei bambini.

Ma se fanno tutto i bambini… qual è il ruolo degli adulti? E’ quello di sostenere il bambino, partecipando al gioco se richiesto, accogliendo il pensiero che sta dietro alle sue azioni, trovando le parole insieme e facendo le domande giuste. Si può parlare di cibo, delle esperienze quotidiane, dei gesti che ci vedono fare e che in questi contesti di gioco rielaborano e fanno loro. La relazione con l’adulto deve alimentare il dialogo interno del bambino, che sta imparando a nominare e collegare tutte le piccole esperienze che insieme costituiscono la sua vita, la vita di tutti.

pasti2L’educatore in particolare deve aver osservato e avere esperienza dei bisogni e delle esigenze che possono esserci in un gruppo di bambini che giocano, ed avere alcune attenzioni nel proporre il materiale perchè l’attività, una volta iniziata, si possa svolgere con la massima tranquillità. Alcune accortezze:

  • offrire contenitori di diverse dimensioni: a seconda del bambino, dell’età e del gioco possono servire contenitori grandi, piccoli, piccolissimi;
  • tenere conto che alcuni bambini possono non avere piacere a toccare direttamente con le mani i materiali proposti, serviranno degli “strumenti”, in questo caso cortecce e legnetti hanno fatto da palette, cucchiai e anche da forchette (su iniziativa dei bambini);
  • offrire materiali con forme e consistenze diverse: quelli naturali hanno la più ampia varietà di caratteristiche;
  • non avere troppi preconcetti sull’età, a 12 mesi come a 8 anni ci si può divertire anche con gli stessi materiali, ovviamente in modo diverso;
  • offrire alcuni elementi “fissi”, che diano un punto di riferimento per sperimentare il dentro/fuori, il sopra/sotto; nel mio caso uso i contenitori di legno costruiti apposta per me da Leone d’Oro Restauri.

torta

 

 

La raccolta dei tesori

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Quando un bambino esplora un nuovo angolo di natura presto il suo sguardo si fissa a terra, come attirato da un’invisibile forza.

Sta cercando i tesori della natura, oggetti belli e misteriosi che gli raccontano la storia del posto che sta esplorando. Il percorso del bambino va da tesoro a tesoro, attirato da una forma strana, da un colore diverso, da un movimento. Difficilmente andrà dritto sul sentiero, ma si fermerà, tornerà indietro, girerà in tondo.

E quando trova un tesoro non può limitarsi a guardarlo. No, lo deve toccare e possibilmente raccogliere. Credo tutti i bambini si trovino a fare una volta o l’altra il gesto di mettere in tasca un sasso o una ghianda.  E’ un modo per dire “lo sento mio”, “mi interessa”. E’ un modo per riconoscere il legame con il mondo naturale, concreto e tangibile così come deve essere per dei bambini.

raccolta piuma2

Come tutti i gesti spontanei dei bambini esprime un bisogno, che una volta soddisfatto sarà la base sicura per la fase successiva. In questo caso: lo vedo, mi piace, ma lo lascio lì perché so che questo è il suo posto.

E come tutti i bisogni dei bambini, noi dobbiamo semplicemente accoglierlo e sostenerlo. Prima di tutto portandoli in luoghi dove possano fare le loro raccolte di tesori naturali in tranquillità.

Noi abbiamo creato anche una borsa apposta per la raccolta dei tesori, perché le nostre tasche non erano abbastanza grandi.

E’ una piccola borsa in feltro, da legare in vita perché rimanga ben ferma (a tracolla può dare fastidio, su una spalla rischia di cadere ogni momento).

borsa2L’11 ottobre tengo un corso di una giornata a Milano per imparare a fare borse in feltro, se volete maggiori informazioni potete visitare la pagina di Donnacreativa.

Il giardino delle fate dei fiori

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C’era una volta un giardino spoglio, senza neanche un riparo per la pioggia, una fontana per bere, un angolo dove sedersi a riposare…povere fate! Dobbiamo correre ai ripari e aiutarle, rendendo il nostro giardino o balcone più accogliente per loro.

In cambio si prenderanno cura dei fiori e delle piante e renderanno pieno di vita il nostro angolo verde.

Sabato 5 luglio dalle ore 15.00 alle 17.00

MINI GIARDINO DELLE FATE
Con materiali naturali, tanta fantasia e un po’ di ingegno costruiamo le dimore per le fate dei fiori.
Rivolto a bambini dai 5 ai 12 anni
partecipazione per 2 ore, materiale incluso e spuntino bio 10 €
(bambini affidati all’operatore, i genitori possono rilassarsi)
con Selima

All’Oasi Bimbi della Galbusera Bianca all’interno del Parco di Montevecchia

Iscrizione: tel. 039.57.03.51 – email oasibimbi@oasigalbuserabianca.it

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Perché le pecore

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“Le pecore sono stupide”, “Le pecore hanno lo sguardo cattivo”, “Le pecore portano le zecche”… pochi di noi ormai hanno esperienza diretta delle pecore, ma tutti sembrano avere alcune certezze incrollabili sul loro conto. Quando abbiamo deciso di prendere due pecorelle, ne abbiamo sentite di tutti i colori!

Perché le pecore sono una di quelle categorie di animali (a 4, ma anche a 2 zampe) vittime di una forte stereotipizzazione. Anche i nostri bambini le vedono spesso disegnate sui libretti dedicati alla fattoria, in quello stile semplificato e un po’ fumettoso, e in realtà ne sanno ben poco.

Ecco alcuni miti da sfatare sul loro conto:

1 -Le pecore sono tutte uguali.

Ci sono centinaia di tipi diversi di pecore, estramamente differenti per aspetto e dimensioni. Selezionati nei secoli per vivere in ambienti diversi e più o meno fortemente specializzate per la produzione (carne, latte e/o lana). Inoltre tutte le pecore, anche della stessa razza, viste da vicino sono molto diverse fisicamente e caratterialmente, ad esempio Momo è socievole e coccolone, Salvia è molto timida ma estremamente curiosa.

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2 – Non hanno iniziativa.

Le pecore hanno un istinto fortissimo, l’istinto del gregge. E’ uno dei motivi per cui sono state addomesticate: permette a pochi pastori di spostare un grandissimo numero di animali contemporaneamente. Ma l’istinto del gregge non è solo “copiare” quello che fanno le altre pecore, è un’incredibile capacità di tenere d’occhio e coordinarsi con decine e anche centinaia di propri simili. In un’emergenza spesso succede che tante persone spaventate, che corrono per salvarsi la vita, finiscano per farsi male a vicenda… le pecore invece hanno questa incredibile capacità di muoversi insieme, proteggendosi a vicenda, cambiando anche direzione rimanendo unite: dimostra un’incredibile intelligenza ed è una strategia vincente per proteggersi dai predatori!

3 – Sono stupide.

Esistono alcune ricerche che hanno indagato le facoltà cognitive delle pecore, ed è stato dimostrato che sono in grado di riconoscere il viso di pecore o di umani conosciuti fino a due anni dopo l’ultima volta che li hanno incontrati. Sono in grado di risolvere problemi, possono imparare a rispondere al loro nome. In generale capiscono molto bene le situazioni: Momo e Salvia sono state molto agitate il primo giorno che sono arrivate da noi, le prime 24 ore Salvia ha continuato a chiamare le sue compagne di gregge (soprattutto le femmine rimangono legate alla loro famiglia materna), ma poi si è adattata velocemente alla sua nuova casa. Ci hanno preso subito come punto di riferimento, hanno imparato a riconoscere il loro riparo e a tornarci da sole le sera. Ci accompganano quando siamo in giardino e ci chiamano quando siamo in ritardo con il fieno. Sono curiose con gli animali e le persone nuove che vengono a trovarci.

4 – Sono paurose

Momo è tutt’altro che pauroso, mentre Salvia è sicuramente molto prudente. D’altra parte per piccoli erbivori come loro l’istinto di fuggire a movimenti improvvisi è necessario per salvarsi la vita da possibili predatori. Direi quindi che  sono ragionevolmente diffidenti delle creature che si muovono velocemente verso di loro, che si avvicinano direttamente, magari da dietro. Ecco in realtà questo è uno degli aspetti che mi piace di più delle pecore: loro ti seguono se pensano che tu sia parte della loro famiglia, ma non accettano di essere spinte in una direzione precisa. Il pastore sta davanti al gregge, perché le pecore decidono di seguirlo, ma se provi a prendere una pecore inseguendola… hai speranze solo se siete in un piccolo recinto!

Trovo che proprio per il loro carattere le pecore siano un bellissimo animale da fare conoscere ai bambini, perchè accettano solo coloro che si avvicinano con buone intenzioni, e ottieni di diventare loro amico solo se sei molto rispettoso e paziente. Il fatto che siano vittime di molti stereotipi è una risorsa in più, perché permette di parlare di tematiche molto vicine alla vita sociale dei ragazzi anche più grandicelli.

PS Per quanto riguarda le zecche posso affermare che Momo e Salvia non ne hanno mai avuta una… per forza, con tutto quel pelo come fanno a infilarsi?

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Leccornie per uccellini

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Anche quest’anno dopo i nostri festeggiamenti è arrivato il momento di pensare agli uccellini selvatici.

Lunedi 6 Gennaio, ore 14.30-16.30
PER TUTTI I BAMBINI CHE AMANO LA NATURA
La Befana ci ha portato…
…tanti semi e frutta per i nostri amici uccellini, con cui possiamo creare gustose leccornie da lasciare come regalo ai nostri amici volatili nei boschi intorno all’Oasi e a casa.
con Selima all’Oasi di Galbusera Bianca (Parco di Montevecchia e della Valle del Curone)
iscrizione tel. 039.57.03.51

Oasi Bimbi

Lunedì proporrò ai bambini che verranno a trovarmi 2 ricette, una nuova di zecca e una come quella che abbiamo provato l‘anno scorso. Questa volta però useremo materiali naturali anche per contenere e appendere le nostre golosità per volatili: pigne e arance!

Ecco come faremo le pigne:

prepariamo la margarina, il mix di farina semi e frutta secca, un cordino;

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con l’aiuto di un giovane aiutante mischiamo il tutto e intanto leghiamo il cordino intorno alla pigna;

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con un cucchiaino o con le mani spalmiamo tutta la pigna… ed ecco pronta una riserva di cibo da appendere fuori per i nostri amici volatili!
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Appuntamenti autunnali

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Vi segnalo le insiziative delle prossime settimane a cui parteciperò a vario titolo… diffondete a tutte le famiglie di Monza, Milano e Lecco!

NEL PARCO DI MONZA CON I CIUCHINI

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Sabato 21 settembre nel Parco di Monza.

Il programma di attività che stanno partendo intorno a Cascina Costa Alta si arricchisce di un nuovo appuntamento per i bambini: META infatti ospita ogni terzo sabato del mese nei prati intorno a Cascina Costa Alta i ciuchini della Cooperativa Sociale A passo d’Asinocon un ricco programma di attività, che prevede:

  • giochi a dorso d’asino: al mattino dalle 10 alle 12.30 e al pomeriggio dalle 14.30 alle 18.30, nell’ambito dei quali i bambini conosceranno gli asinelli e potranno cimentarsi in un percorso in sella, composto da slalom, passaggi e giochi;
  • mini trekking someggiati, passeggiate nel parco con i nostri amici a quattro zampe, con partenze alle ore 11.15 – 12 – 15.30;
  • a scuola dall’asino, attività di mezzora a bambino (un quarto d’ora per i più piccoli), dalle 14.30 alle 18.30, nell’ambito della quale i bambini impareranno a spazzolare l’asino, a condurlo e a cavalcarlo.

Info e iscrizioni: http://www.metacoop.org/joomla/92-notizie/ambiente/242-arrivano-i-ciuchini

A Cascina Costa Alta ingresso dal cancello di via Costa Alta a Biassono (MB).

FESTA d’AUTUNNO

Domenica 22 settembre 2013 all’Oasi di Galbusera Bianca (Rovagnate, LC)

Equinozio d’Autunno, un momento magico: ecco un’ occasione per papparselo in armonia con la natura e con gli altri esseri umani!
LABORATORI PER BAMBINI GRANDI E PICCOLI e presentazioni delle attività fino a dicembre con sconti e promozioni speciali sugli abbonamenti

10:30 -12:30  Passeggiata nei sentieri del Parco con racconti e guida con Selima e la Leggistorie Roberta Trabucchi

15:00- 16:00 Per i Bambini dai 3 anni, se piu piccoli accompagnati: Bottega del Feltro con Selima

16:30 -17:30 Per i bambini grandi dagli 8 anni: La Bottega del Feltro con Selima

Programma completo:

http://www.galbuserabianca.com/Portals/0/Immagini/calendario/2013/settembreFESTAeCORSI.pdf

Oasi di Galbusera Bianca, Via Galbusera Bianca 2 – Località Monte, 23888 Rovagnate (Lc)

CAMMINIAMO INSIEME

Domenica 6 ottobre al Parco di Monza.

Nel frattempo proporremo l’avvio di un gruppo di cammino per le famiglie in cui sta arrivando è arrivato un nuovo bimbo/a aperto a mamme, papà, bambini: nel grembo materno, in fascia o passeggino, con la mano nella mano.

VI ASPETTIAMO OGNI PRIMA DOMENICA DEL MESE

A CASCINA COSTA ALTA

alle 10.30

è gradita un’iscrizione via mail a educazione.ambiente@metacoop.org

 Cammineremo nel parco e ci confronteremo, INSIEME.

Info: http://www.metacoop.org/joomla/component/content/article/101-notizie/240-accompagnamento-genitorialita

A Cascina Costa Alta ingresso dal cancello di via Costa Alta a Biassono (MB).

LA BOTTEGA DEL FELTRO

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Basta sapone, acqua calda e il movimento delle mani per compiere una delle più antiche magie della storia dell’uomo: trasformare ciuffi di morbido pelo di pecora in feltro resistente e colorato.

Se aggiungiamo un po’ di fantasia si possono fare bellissime decorazioni, originali giochi e oggetti utili per la vita di tutti i giorni.

Grazie alla riscoperta di un’attività della nostra tradizione che utilizza materiali naturali, il laboratorio propone ai bambini un’esperienza di manipolazione della lana che stimola le capacità manuali e la creatività.

13 ottobre

Ciotole e cestini – Contenitori in feltro di ogni forma e dimensione.

10 novembre

Quadri tattili – Componiamo un tappetino decorativo in feltro.

8 dicembre

Stelle cadenti – Una pallina, un campanello e una coda di stoffa  per creare la nostra stella cadente.

 Il costo è di 10,00 euro per incontro a bambino.

É possibile iscriversi ai singoli incontri.

SI FA ANCHE SE PIOVE!

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA ENTRO IL SABATO MATTINA

email:  formazione@oasigalbuserabianca.it   –   Tel.039.57.03.51

Info: Oasi Bimbi

Oasi di Galbusera Bianca, Via Galbusera Bianca 2 – Località Monte, 23888 Rovagnate (Lc)