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Chi ha bisogno di limiti?

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Ci sono alcuni  luoghi comuni convinzioni che rimbalzano di bocca in bocca  e vengono ripetuti senza che ormai abbiano più un senso, se mai l’hanno avuto.

Un tipico esempio è: “I bambini hanno bisogno di limiti“. Lo dicono tutti, dalla pedagogista alla nonna, dal pediatra all’amica della zia.

Ci sono poche frasi che mi fanno innervosire come questa (non non è vero, ce ne sono un sacco, ma devo cominciare da qualche parte).

Innanzitutto i bambini non hanno bisogno dei limiti, ma hanno dei limiti, come tutti. I limiti sono una certezza esistenziale dell’uomo in ogni paese e in ogni epoca. I nostri corpi hanno dei limiti. Le nostre menti hanno dei limiti. Le risorse del pianeta hanno dei limiti. Il tempo è lo spazio sono dei limiti. Nessuno ha bisogno dei limiti: sono un dato di fatto, una parte ineliminabile della nostra vita, di per sé né buona né cattiva.

Inoltre è davvero riduttivo pensare che i bambini debbano imparare a rispettare i limiti, se mai devono imparare a riconoscerligestirli. Quale persona verrebbe considerata sana di mente se davanti ad ogni limite piegasse la testa e accettasse passivamente di non poter fare nient’altro?

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In ogni caso i limiti ci sono e il compito dei genitori è collaborare con i figli per trovare i modi giusti per affrontarli. Con la fantasia, con la ragione, con l’esempio, a seconda dell’età dei bambini e della situazione.

Ancora peggio la tiritera di tanti specialisti “I bambini sono rassicurati dai limiti.”

I bambini sono rassicurati dal fatto di essere amati incondizionatamente, di avere qualcuno che li aiuta e li accompagna quando non riescono a gestire una situazione.

Sono rassicurati dal contenimento (che è accoglienza e sostegno per rielaborare le proprie emozioni) e dalla coerenza (che non soltanto è dire sempre gli stessi no,  ma anche fare quello che si dice).

Le regole sono necessarie, ma sono uno strumento (tra i tanti) per la convivenza, non una scuola di vita. Imporre regole inutili (per il bambino almeno, magari utili per il genitore) o inadeguate all’età non è rassicurante ma è fonte solo di inutili conflitti che finiscono per minare la fiducia del bambino nell’adulto.

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La natura ci dà moltissimi esempi per lavorare in modo costruttivo e piacevole sul concetto di limite e sull’emozione della frustrazione, ad esempio:

  • le attività nell’orto, grazie alle quali si può imparare che ogni pianta ha una sua stagione, che i semi non germogliano subito e non germogliano tutti e che è necessario innaffiare, sapendo che potrebbe non essere sufficiente per far crescere le nostre piantine;
  • le passeggiate in montagna, che ci mettono davanti ai limiti del nostro corpo e ci fanno conoscere la fatica, ma ci offrono anche luoghi magici e avventurosi per ripagarci del nostro impegno;
  • le attività con gli animali, che ci fanno mettere in gioco con con un altro così diverso in apparenza ma in cui troviamo rispecchiate le nostre paure e le nostre emozioni.

Su queste tre attività vi racconterò qualcosa di più approfondito prossimamente. Intanto se l’argomento di questo post vi interessa vi consiglio di leggere “Amarli senza se e senza ma. Dalla logica dei premi e delle punizioni a quella dell’amore e della ragione” di Alfie Kohn, oltre a essere di facile lettura cita decine di ricerche che dimostrano l’efficacia di uno stile genitoriale collaborativo e non impositivo.