Archivi categoria: 1-3 anni

attività da 1 a 3 anni

Autonomia

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Autonomia è potersi mettere alla prova con le cose da grandi, a modo proprio.

prima

E’ poter sbagliare, senza paura.secondaE’ essere aiutati a rimediare ai propri errori.

terza

E continuare a sperimentarsi.

quarta

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Il termine naturale dell’allattamento

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Qual è il termine naturale dell’allattamento? Sicuramente non è una data prestabilita, una scadenza decisa a tavolino.

Il termine naturale dell’allattamento è, semplicemente, quando l’allattamento ha esaurito tutte le sue funzioni e viene sostituito da altri comportamenti e altre modalità di relazione. Per stabilire quando si raggiunge questo termine naturale si possono seguire due strade.

La prima, la mia preferita, fidarsi delle sensazioni della madre e del bambino. Ma spesso questa ipotesi incontra molto scetticismo, che tradisce una visione del bambino come incompetente e della mamma come femmina in preda a emozioni primordiali. Infatti per alcuni, il bambino, se fosse per lui, non smetterebbe mai. Invece io incontro bambini molto competenti, che lavorano tutti i giorni con impegno per crescere e che, se sostenuti e non ostacolati, ogni giorno acquisiscono nuove autonomie, lasciandosi dietro le abitudini da piccolini che sembravano irrinunciabili fino al giorno prima. Arriva anche il momento in cui questi bambini sono pronti per smettere di allattare, e può avvenire senza traumi e senza pianti. Talvolta è una decisione consapevole, talvolta è la nuova gravidanza della mamma a portarli a smettere, talvolta l’allattamento rimane legato a momenti particolari, come i risvegli notturni, e semplicemente quando queste occasioni smettono di presentarsi anche l’allattamento finisce.

Ovviamente l’allattamento è un percorso (almeno) a due, e anche la mamma fa la sua parte per leggere i segnali che sta volgendo al termine. Ma anche sul ruolo attivo e consapevole della mamma in questo passaggio c’è una diffusa sfiducia, che nasconde l’idea che sull’allattamento la mamma non possa ragionare, si faccia prendere dagli ormoni e non riesca a rendersi conto che è un percorso che è destinato a concludersi nei primi anni di vita di suo figlio. Vi assicuro che ogni mamma lo sa, e come affronta tanti momenti difficili e emozionanti della crescita dei suoi figli saprà affrontare anche questo senza perdere la testa. Sì, anche se la coinvolge fisicamente in modo così intimo: non siamo schiave del nostro corpo. Quindi fidatevi del vissuto di una mamma e del suo bambino, sanno loro quando è il momento di smettere.

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Ma se non vi fidate delle competenze di mamma e bambino, ci sono anche degli aspetti oggettivi e concreti da tenere in considerazione per farsi un’idea di quando potrebbe essere questo termine naturale: l’allattamento ha diverse funzioni, e se si considerano una a una sono tutte importanti almeno fino al secondo anno di vita del bambino.

Dal punto di vista nutrizionale ad un certo punto l’allattamento non basta, ma i suoi benefici non diminuiscono dopo l’anno: qualsiasi altro cibo non può essere comparato al latte materno, che è specie specifico. Infatti la composizione del latte materno continua a cambiare anche dopo l’anno per seguire i bisogni di un bambino in crescita, diventando più nutriente. Le raccomandazioni ufficiali (OMS, UE, Ministero della Salute italiano) infatti consigliano di continuare l’allattamento “fino ai due anni, e oltre“.

Il latte materno inoltre continua a fornire una riserva di anticorpi, tanto più utile quando il bambino gattona, cammina dentro e fuori casa, comincia a frequentare posti nuovi e a rapportarsi con altri adulti e bambini sempre più da vicino. Dopo l’anno la concentrazione di anticorpi nel latte aumenta, appositamente per dare la stessa protezione a un bambino che comincia a prendere minori quantità di latte. Il nostro latte è fatto apposta per nutrire i bambini anche dopo l’anno, e non per caso.

Allattare inoltre è una componente importante della relazione mamma bambino e ha molte ricadute positive, soprattutto nella capacità di empatia della mamma (leggi ossitocina). Nel momento delicato dei due anni, quando la personalità del nostro bimbo si fa sempre più presente, ma la sua capacità di esprimere e gestire le emozioni è ancora immatura, un età in cui è difficile capirli, e iniziano i conflitti che mettono cosi in crisi tanti genitori, l’allattamento è un modo in più  per continuare ad accogliere e sostenere i nostri bimbi, stargli vicino quando le parole ancora non bastano per comunicare.

L’allattamento è legato anche al sonno, e non per le presunte cattive abitudini delle mamme che viziano i figli. Il fatto che allattare induca il sonno, sia per la mamma che per il bambino, non è un effetto collaterale indesiderato, ma è un aiuto essenziale per sostenere entrambi dato che fino ai 3 anni i risvegli nei bambini sono fisiologici, e allattare è uno dei modi più efficaci per superare indenni (o quasi) questa fase.

Di fondo è uno solo il principio che conta: finché i nostri bambini ne hanno bisogno e ce lo chiedono, perché negarglielo?

Anche qui so qual è l’obiezione degli scettici: si dà una responsabilità troppo grande ai bambini se si aspetta che siano loro a far capire che è il momento. Ma anche questa obiezione nasconde una concezione negativa ben precisa: l’idea che il termine dell’allattamento sia un momento traumatico, un lutto che mamma e bambino non possono gestire, un passaggio doloroso che è meglio anticipare per non renderlo più penoso ancora.

Io, invece, allatto mio figlio di quasi due anni e continuerò a farlo finché lui ne avrà bisogno (me lo chiederà), perché credo fermamente che il momento in cui smetterà sarà bello, sarà un’emozione per entrambi, un traguardo raggiunto insieme e non mi fa paura.

Ecco come riconoscere il termine naturale dell’allattamento: è quando si smette senza imposizioni e senza traumi, per nessuno dei due.

La scelta dell’asilo nido

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Il nido per noi è stato una scelta prima che una necessità. Il nostro piccolo è un bambino curioso e sempre attivo interessato alle persone e a quello che succede intorno a lui. Da quando è nato l’abbiamo tenuto sempre vicino a noi e abbiamo condiviso le nostre attività con lui, dalle pulizie di casa alle commissioni alle passeggiate con i cani… Quando è arrivato il momento per me di tornare al lavoro volevamo che potesse stare in un luogo a sua misura dove potesse essere libero di continuare a sperimentare e esplorare il mondo.

Abbiamo visitato 3 nidi prima di trovare quello che faceva per noi , e cominciavamo a pensare che avremmo dovuto abbassare le nostre aspettative

Il primo aveva un ambiente tranquillo e famigliare, ma proponeva attività banali e aveva solo un mini-giardinetto circondato da condomini come spazio esterno.

Il secondo aveva un progetto educativo con solide basi pedagogiche, ma erano rigidi e poco accoglienti rispetto alle nostre esigenze.

L’ultimo aveva spazi enormi e moltissimi materiali, forse troppi, una specie di Ikea dell’educazione dove gli oggetti determinano l’attività e non viceversa e ci siamo chiesti se il nostro bimbo avrebbe avuto persone di riferimento capaci di interagire positivamente con lui o sarebbe stato lasciato in balia di tutti quei giocattoli.

Il quarto che abbiamo visitato abbiamo subito “sentito” che era diverso: abbiamo avuto subito la sensazione di un luogo equilibrato,  dove educatrici, bambini e lo spazio (interno e esterno)  giocano ciascuno il proprio ruolo per la costruzione di un ambiente positivo e vivace. Ci è piaciuto il fatto che i genitori siano coinvolti nella vita del nido e l’attenzione a creare una continuità con la vita a casa per quanto riguarda le abitudini quotidiane del sonno e del cibo (hanno accettato da subito di usare i pannolini lavabili, di preparagli piatti vegetariani e di farlo mangiare i piatti dei grandi senza imboccarlo perché facciamo autosvezzamento). Ci ha conquistato poi l’attenzione alla natura e al mondo esterno in generale, perché pensiamo l’esperienza diretta del mondo naturale sia il migliore mezzo per permettere una crescita sana e equilibrata, grazie alla complessità e armonia degli stimoli che solo lì si trova (nel nostro nido non solo escono in giardino ma escono a passeggiare nel parco intorno al nido molto spesso!).

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Abbiamo iniziato l’inserimento sicuri di aver fatto la scelta migliore e infatti è andato tutto bene: nonostante qualche protesta ogni tanto, si è lasciato subito consolare dalle educatrici e distrarre dai nuovi amici. Ora la mattina quando gli dico che è ora di andare all’asilo va a prendere le scarpe per uscire!

Da quando va all’asilo ha imparato ad applaudire e tuffarsi sui cuscini morbidi, dal che si capisce che si diverte tantissimo. All’asilo ha scoperto nuovi giochi che a casa non aveva mai provato, come il carrellino e i trattori… insomma tutto ciò che ha le ruote che gli piace moltissimo. Fa molte attività interessanti, ma non troppe: la maggior parte del tempo è gioco libero e le educatrici seguono le richieste dei bambini, per esempio leggono spesso quando i bimbi (ma anche uno solo) portano loro i libri, senza programmare sempre momenti strutturati di lettura.

Abbiamo scelto di lasciarlo mezza giornata, perché comunque pensiamo che avere vicino i propri genitori e condividere con loro la vita quotidiana sia comunque la cosa più importante. Quando torna a casa io ho (più o meno) finito di lavorare e fare cose noiosissime come stare davanti al computer e così può partecipare ad attività molto più divertenti, come dare una mano in giardino e a stendere il bucato.

Ecco alcuni segnali che possono aiutarvi a capire che il nido che state visitando è un buon nido:

– lo spazio: lo spazio deve essere al 100% a misura di bambino, i giochi e i libri alla sua altezza, deve poter vedere fuori dalle finestre, deve essere organizzato in modo che possa scegliere cosa fare, e ci deve essere sempre un angolo “tana” dove rifugiarsi quando gli stimoli sono troppi e ha bisogno di riposo;

– dovete avere la possibilità di parlare con le educatrici che seguiranno direttamente vostro figlio, spesso si parla con direttrici che poi in realtà non stanno a contatto  con i bambini più di tanto;

– il linguaggio delle educatrici non deve essere giudicante né etichettante né andare per generalizzazioni (non è facile, e infatti la coordinatrice del nostro nido parla pochissimo, il che mi sembra un ottima politica: il suo nido parla per lei);

– il bagno per il cambio deve esserci un fasciatoio comodo, con una scaletta per i bambini più grandi, una panchinetta per sedersi e qualche gioco per i bambini in attesa di essere cambiati: non può essere una stanza solo “di servizio” ma è parte integrante del nido!

– lo spazio esterno ci deve essere e deve essere valorizzato nel progetto educativo;

– se usano la parola “lavoretti” è un brutto segno, è vero che per i genitori certe volte è difficile accettarlo ma a questa età conta il processo, non il prodotto: io non ho visto ancora niente di quello che ha fatto mio figlio all’asilo, me lo hanno raccontato, ho visto le foto delle attività ma non ho in mano niente, ed è giusto così;

– devono essere flessibili ad accogliere le esigenze del bambino e dei genitori: dall’inserimento (deve essere almeno di una settimana, ma che deve potersi prolungare per tutto il tempo necessario), alla possibilità di portare e oggetti da casa (senza esagerare, ma avevo letto sul blog di Francesca del nido che vieta di portare il pupazzetto per la nanna, cosa che trovo assolutamente agghiacciante – lei ovviamente aveva risolto il problema in modo geniale).

Si potrebbe parlare di mille altre cose, il numero massimo di bambini, la documentazione, la formazione delle educatrici (e anche il tipo di contratto: se sono assunte avete maggiori garanzie che non cambino troppo spesso), le serate per i genitori etc…

Ovviamente non sempre si può pretendere che tutte queste caratteristiche siano rispettate: voi quali esperienze avete avuto, cosa vi ha conquistato dell’asilo dove va il/la vostro bimbo/a e su cosa avete dovuto accettare compromessi?

 

Appuntamenti autunnali

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Vi segnalo le insiziative delle prossime settimane a cui parteciperò a vario titolo… diffondete a tutte le famiglie di Monza, Milano e Lecco!

NEL PARCO DI MONZA CON I CIUCHINI

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Sabato 21 settembre nel Parco di Monza.

Il programma di attività che stanno partendo intorno a Cascina Costa Alta si arricchisce di un nuovo appuntamento per i bambini: META infatti ospita ogni terzo sabato del mese nei prati intorno a Cascina Costa Alta i ciuchini della Cooperativa Sociale A passo d’Asinocon un ricco programma di attività, che prevede:

  • giochi a dorso d’asino: al mattino dalle 10 alle 12.30 e al pomeriggio dalle 14.30 alle 18.30, nell’ambito dei quali i bambini conosceranno gli asinelli e potranno cimentarsi in un percorso in sella, composto da slalom, passaggi e giochi;
  • mini trekking someggiati, passeggiate nel parco con i nostri amici a quattro zampe, con partenze alle ore 11.15 – 12 – 15.30;
  • a scuola dall’asino, attività di mezzora a bambino (un quarto d’ora per i più piccoli), dalle 14.30 alle 18.30, nell’ambito della quale i bambini impareranno a spazzolare l’asino, a condurlo e a cavalcarlo.

Info e iscrizioni: http://www.metacoop.org/joomla/92-notizie/ambiente/242-arrivano-i-ciuchini

A Cascina Costa Alta ingresso dal cancello di via Costa Alta a Biassono (MB).

FESTA d’AUTUNNO

Domenica 22 settembre 2013 all’Oasi di Galbusera Bianca (Rovagnate, LC)

Equinozio d’Autunno, un momento magico: ecco un’ occasione per papparselo in armonia con la natura e con gli altri esseri umani!
LABORATORI PER BAMBINI GRANDI E PICCOLI e presentazioni delle attività fino a dicembre con sconti e promozioni speciali sugli abbonamenti

10:30 -12:30  Passeggiata nei sentieri del Parco con racconti e guida con Selima e la Leggistorie Roberta Trabucchi

15:00- 16:00 Per i Bambini dai 3 anni, se piu piccoli accompagnati: Bottega del Feltro con Selima

16:30 -17:30 Per i bambini grandi dagli 8 anni: La Bottega del Feltro con Selima

Programma completo:

http://www.galbuserabianca.com/Portals/0/Immagini/calendario/2013/settembreFESTAeCORSI.pdf

Oasi di Galbusera Bianca, Via Galbusera Bianca 2 – Località Monte, 23888 Rovagnate (Lc)

CAMMINIAMO INSIEME

Domenica 6 ottobre al Parco di Monza.

Nel frattempo proporremo l’avvio di un gruppo di cammino per le famiglie in cui sta arrivando è arrivato un nuovo bimbo/a aperto a mamme, papà, bambini: nel grembo materno, in fascia o passeggino, con la mano nella mano.

VI ASPETTIAMO OGNI PRIMA DOMENICA DEL MESE

A CASCINA COSTA ALTA

alle 10.30

è gradita un’iscrizione via mail a educazione.ambiente@metacoop.org

 Cammineremo nel parco e ci confronteremo, INSIEME.

Info: http://www.metacoop.org/joomla/component/content/article/101-notizie/240-accompagnamento-genitorialita

A Cascina Costa Alta ingresso dal cancello di via Costa Alta a Biassono (MB).

LA BOTTEGA DEL FELTRO

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Basta sapone, acqua calda e il movimento delle mani per compiere una delle più antiche magie della storia dell’uomo: trasformare ciuffi di morbido pelo di pecora in feltro resistente e colorato.

Se aggiungiamo un po’ di fantasia si possono fare bellissime decorazioni, originali giochi e oggetti utili per la vita di tutti i giorni.

Grazie alla riscoperta di un’attività della nostra tradizione che utilizza materiali naturali, il laboratorio propone ai bambini un’esperienza di manipolazione della lana che stimola le capacità manuali e la creatività.

13 ottobre

Ciotole e cestini – Contenitori in feltro di ogni forma e dimensione.

10 novembre

Quadri tattili – Componiamo un tappetino decorativo in feltro.

8 dicembre

Stelle cadenti – Una pallina, un campanello e una coda di stoffa  per creare la nostra stella cadente.

 Il costo è di 10,00 euro per incontro a bambino.

É possibile iscriversi ai singoli incontri.

SI FA ANCHE SE PIOVE!

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA ENTRO IL SABATO MATTINA

email:  formazione@oasigalbuserabianca.it   –   Tel.039.57.03.51

Info: Oasi Bimbi

Oasi di Galbusera Bianca, Via Galbusera Bianca 2 – Località Monte, 23888 Rovagnate (Lc)

“Portare” i bambini piccoli in viaggio

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Il nostro viaggio a misura di bambino è un viaggio a misura anche dei genitori.

Ci siamo portati il nostro bimbo e i nostri cani in viaggio, non abbiamo fatto niente di particolare, abbiamo scelto una direzione (nord) e siamo partiti con il minimo indispensabile.

Non abbiamo organizzato niente, perchè la libertà di improvvisare era la migliore garanzia di fare le scelte giuste per tutti nel momento giusto.

Siamo andati in furgone, per campeggi, perché a noi piace così e al nostro bimbo non serve un vero e proprio tetto sulla testa, gli basta il suo spazietto tra noi per dormire.

Abbiamo mangiato fuori e abbiamo cucinato in campeggio, abbiamo fatto pic-nic e merende al volo. Quello che mangiamo noi va bene anche per il nostro piccolo, e la cosa migliore che abbiamo mangiato sono state le ciliege mature su una panchina.

Abbiamo guidato e cantato, guidato e chiacchierato, guidato e letto, guidato e dormito. Un po’ abbiamo anche guidato e pianto.

Però ci siamo fermati spesso, e la prima sosta era sempre al parco giochi.

Ci siamo portati il nostro bimbo in viaggio, e ce lo siamo portati con le nostre fasce e senza passeggino, perché nella folla di Salisburgo e nella solitudine della Foresta Bavarese potesse guardare il mondo dalla nostra altezza.

L’ho portato appoggiato alla mia schiena per centri storici e musei.  Ha esplorato vie pedonali e boschi, camminando veloce ma non arrivando mai da nessuna parte, perdendosi dietro le forme strane dei ciottoli e delle radici.

Ha percorso km portando al guinzaglio la saggia e paziente Giulietta. I passanti lo guardavano ammirati e stupiti di tanta responsabilità, solo noi sappiamo che in realtà è lei che lo guidava.

Abbiamo guardato ammirati trattori, ruspe, mucche, scavatrici e ancora trattori per tutta la Germania.

Ci siamo bagnati nell’acqua dei fiumi, delle fontane e della pioggia.

Non si ricorderà niente di questo viaggio, ma va bene così. Non è stato un viaggio da raccontare, da mostrare al ritorno, ma da vivere. Siamo tornati felici di aver passato tanto tempo insieme, aver visto tante cose, esserci divertiti e sopportati. Siamo tornati cresciuti, e questo ci basta.

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Il mercato dell’educazione

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A guardarsi in giro certe volte  sembra che per molti la vita in compagnia di un bambino/a  si riduca a un continuo mercanteggiare .

Per conoscere i segreti di questo mercato basta andare in un parchetto e assistere alle animate trattative tra coloro che ormai sono diventati esperti negoziatori.

Allora si scopre che mezz’ora senza correre in un negozio vale un pacchetto di carte, un quarto d’ora in più al parchetto vale un bagno, “fare la brava” vale un gelato.

Ogni concessione ha il suo prezzo, e viene sfruttata per ottenere qualcos’altro in cambio. Ma alla lunga perdiamo traccia di chi deve fare cosa e perché, e non ci ricordiamo il semplice piacere  di permettere qualcosa a una persona che amiamo, semplicemente perché… gli piace!

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E un giorno, presa nel vorticoso circolo degli scambi, davanti al banco premi di una pesca di beneficenza, una mamma si trova a proporre questa fantasmagorica transazione alla propria figlia di 3 anni:

“Se prendi lo zainetto di Peppa Pig che ti piace tanto ti porto al parco giochi,

se ti ostini a voler prendere la palla, che tanto c’è uguale all’Iper, allora niente parchetto e andiamo a casa!”

Provate a distinguere il premio dalla punizione in questo vortice di perdizione genitoriale…la bambina, c’è da dire, non aveva dubbi: la palla era il premio, anche se per la mamma valeva poco. Ne è seguita lite, pianto (della bambina) e muso (della mamma).

Per che cosa? Tutti diciamo di volere figli autonomi e indipendenti, ma poi gli neghiamo elementari esercizi di questa agognata autonomia. Per un (presunto) vantaggio immediato dimentichiamo che alla lunga è più importante che i nostri figli imparino a trovare dentro di sè la motivazione per fare autonomamente le scelte giuste per la loro vita.

E così non parliamo mai con loro delle ragioni intrinseche per cui agiamo in un modo o nell’altro. Faccio il bagno perché è piacevole e rilassante. Mangio un gelato perché è buono. Sto al parchetto un quarto d’ora in più perché non ho fretta.

In psicologia si chiama “effetto di sovragiustificazione“: quando ci viene offerta ripetutamente una motivazione esterna (un premio) per fare qualcosa, convinciamo noi stessi che lo facciamo per quello e perdiamo la nostra motivazione interiore.

Allora sarebbe utile non utilizzare in continuazione i normali doveri e piaceri della vita quotidiana come moneta di scambio, ma fare ciascuna cosa semplicemente perché va fatta. Se diamo loro il modo di farlo, rispettando i loro tempi, usando un po’ di fantasia e dando loro motivazioni comprensibili, che riguardano loro stessi e le loro emozioni, per i bambini è un piacere collaborare con noi. Gratuitamente.

L’importanza del gioco all’aperto

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Ogni estate collaboro con diversi Centri Estivi, e arriva puntuale il momento della gita. Per chi non lo sapesse le gite classiche da Centro Estivo erano ai Parchi Acquatici o Gardaland. Per fortuna non ci sono più soldi e si comincia a pensare ad alternative gratuite. E allora spuntano fuori le gite nella natura…. perché ebbene sì, ancora non si deve pagare per fare una passeggiata lungo il fiume o in un bosco (tra l’altro già questo lo trovo fondamentale dal punto di vista educativo: non bisogna pagare sempre per qualsiasi cosa!).

Ma spesso queste gite non sono un successo, e la valutazione negativa degli educatori (e dei bambini) è “Non c’era niente da fare”.

Ma come? Non c’era un torrente? Un prato? Un boschetto? E non c’era niente da fare?

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Il fatto è che non sono abituati, né gli educatori né i bimbi, al gioco  spontaneo all’aria aperta, che invece è fondamentale per costruire un rapporto positivo con la natura fin da piccolissimi: grazie alla sperimentazione in prima persona, che suscita emozioni e aiuta a costruire ricordi grazie ai quali la natura semplicemente diventa parte del loro orizzonte, qualcosa di normale e irrinunciabile insieme.

Non è necessario progettare attività particolari perché l’ambiente stimolante di un parco, di un bosco, dei campi o della spiaggia offre tantissimi spunti divertenti e interessanti che i bambini sapranno cogliere naturalmente.

Ad esempio, un gioco spontaneo che fanno molti bambini è quello di costruire rifugi per creature reali o immaginarie: anche un gioco semplice come questo implica attività utilissime per avvicinare i bambini alla natura:

  • la ricerca, che significa osservare attentamente l’ambiente che ci circonda, sia in generale (per capire le aree più interessanti dove concentrare la nostra attenzione) sia in particolare (per scovare materiali piccoli o nascosti);
  • la manipolazione dei vari elementi naturali, che permette di conoscerne le diverse caratteristiche sensoriali e a sperimentare sensazioni nuove, arricchendo il nostro universo di odori, percezioni tattili, suoni, forme e colori;
  • la scoperta della richezza del mondo naturale: frutti, sassi, legni etc. di colori e forme diverse e insolite;
  • la sperimentazione delle caratteristiche degli elementi naturali e dell’ambiente: dove il terreno è più morbido e dove più duro, quali legni si spezzano più facilmente, quali piante hanno le spine etc.

Inoltre si tratta di un gioco che tramite l’empatia e la fantasia coinvolge la sfera affettiva, e così stimola un apprendimento profondo e duraturo.

La prossima domenica in cui non sapete cosa fare e i bimbi scalpitano, quando sarete tentati di andare al centro commerciale o ai gonfiabili, andate invece a fare una passeggiata.

Una domenica pomeriggio al torrente può regalare tantissime occasioni di crescita, libera e divertente. E gratis.

Dinamiche di un “capriccio”

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Qualche settimana fa ho assistito a un “capriccio” esemplare, non perché particolarmente spettacolare ma perché dal mio punto di vista esemplificava perfettamente cosa succede in realtà quando un bambino fa un “capriccio”.

La scena:

in uno spazio ludico termina il laboratorio di manipolazione con bambini e genitori. Man mano tutti si alzano con il barattolino riempito dai bimbi con il loro mix di sale e erbe da portare a casa come ricordo dell’esperienza fatta, rimane solo una coppia bimba – mamma. La mamma si affretta a chiudere il barattolino e prende la bimba (circa 15 mesi) per mano, dicendole “Andiamo a far merenda con gli altri bimbi!”.

La bimba allunga la mano verso il barattolo e protesta. La mamma insiste. Le dice “No basta, il laboratorio è finito, andiamo!”.

La bimba punta i piedi e alza il volume, continuando ad allungare le mani verso il barattolo. La mamma mi lancia uno sguardo imbarazzato e mi dice “Tanto poi le passa” e se ne va.

La bimba, senza fare una piega, si siede, prende un barattolo vuoto, lo riempie, indica il coperchio all’altra educatrice presente e osserva attentamente mentre l’educatrice le avvita il coperchio.

A questo punto la bimba si alza con il nuovo barattolino, chiama “Mamma!” e corre a fare merenda serena, come se niente fosse successo.

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Alcuni elementi emergono chiarissimamente da questa scena:

1. I bimbi sanno cosa vogliono, c’è un motivo preciso per cui fanno quello che fanno, non riescono a esprimerlo bene e  magari noi non lo capiamo ma  la maggior parte delle volte che fanno un “capriccio” ci stanno facendo una richiesta specifica.

2. Certe volte basta poco, pochissimo: la mamma aveva chiuso il barattolo in fretta e la bimba voleva vedere come si faceva, era il suo laboratorio e il suo vasetto, era un’aspettativa legittima e tra l’altro non c’era nessuna fretta particolare.

3. Non è facile capire i bimbi certe volte, spesso sono incuriositi da cose che per noi sono assolutamente scontate: dobbiamo avere la pazienza di metterci nei loro panni.

4. Mi ha colpito molto che la mamma si sia sentita in dovere di giustificare la bimba con me (figurati!), perché in effetti probabilmente la paura del mio giudizio l’ha fatta agire in modo più frettoloso di come avrebbe fatto da sola con la sua bimba: in un momento di incomprensione con i nostri bimbi dobbiamo concentrarci sulla comunicazione con loro, considerazioni su quello che potrebbero pensare gli altri lasciamole da parte!

Mi sento in dovere di precisare comunque che la mamma si è comportata in modo piuttosto normale, sicuramente a tutti capita di non capirsi con i propri bimbi nel cercare di far valere le ragioni degli adulti (non c’è tempo, dobbiamo andare etc.) sulle loro.

Un fatto però mi ha lasciato perplessa: da una parte il fatto che la mamma se ne sia andata non mi è proprio piaciuto, mi è sembrato una rinuncia a capire, un volersi dissociare dalla figlia e dal suo comportamento…eppure, eppure è stata proprio la rinuncia della mamma a capire a lasciare libera la bimba di fare quello che voleva, tanto che alla fine era contenta e soddisfatta. Forse certe volte dobbiamo trovare un equilibrio tra stare accanto ai nostri figli e lasciarli fare anche se non capiamo perché. Alla fine si torna sempre lì…

Sporco e bello

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Mi capita abbastanza spesso di fare percorsi di manipolazione della terra alla scuola dell’infanzia (3-5 anni) e molto spesso nelle classi c’è almeno un bambino o una bambina a cui non piace sporcarsi le mani. Sono proprio in difficoltà, li vedi che guardano con disagio la terra e si tengono a distanza di sicurezza. Non partecipano all’attività, o fanno finta.

argilla11Una volta pensavo che fossero tutti figli di genitori che li sgridano quando si sporcano. Di quelle mamme che l’ultima cosa che dicono ai loro figli quando li lasciano all’asilo è “Mi raccomando non ti sporcare”. Nipoti di quelle nonne che quando vengono a prenderli commentano per prima cosa lo stato dei vestiti. Insomma di quei genitori che mettono i pantaloni bianchi ai bambini il giorno della gita al parco o alla fattoria didattica.

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Poi, parlando con un po’ di mamme e di maestre ho capito che non è sempre così. Alcuni bambini tra i 2-3 anni possono attraversare una fase così, in cui gli dà fastidio sporcarsi. Perché stanno imparando a conoscere e prendersi cura del loro corpo. Perché stanno facendo il percorso di spannolinamento, e allora il concetto di sporco richiama tante nuove emozioni.

argilla31Allora non bisogna forzarli, come purtroppo mi capita veder fare da alcune maestre… magari le stesse che però loro la terra non la toccano. Si può proporre delle attività che sporcano poco, come il didò. Farle con loro. Passare ad attività un po’ più sporchevoli, come la manipolazione della farina gialla. Dare la possibilità di usare la tempera con pennelli e timbri. Piano piano si sentiranno a loro agio e arriveranno anche loro a divertirsi con la terra e il fango.

argilla41Però credo proprio che tutto questo si possa prevenire, proponendo tante attività sensoriali e tattili in particolare ai propri bimbi. Insomma non ce lo vedo mio figlio fare lo schizzinoso con la terra. E se poi capitasse anche lui non importa, ricominceremo dai cumuli delle talpe fino ai bagni di argilla verde. Avendo cura di scegliere la colonna sonora giusta.

 

Dormire insieme ai bambini

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Dormire insieme è la cosa più naturale del mondo.

La maggior parte dei mammiferi condivide la tana con la prole, e nella storia dell’umanità i bambini non hanno mai dormito da soli. E c’è un motivo, anzi due.

Prima di tutto per proteggere i propri figli da eventuali minacce, per fortuna non molto probabili nel nostro mondo.

E poi per permettere l’allattamento a richiesta, che non solo ha permesso alla nostra specie di sopravvivere per migliaia di anni, ma è tuttora il migliore modo e più naturale per nutrire i cuccioli e promuovere l’attaccamento con la madre (per fortuna non il solo!).

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Oltre al nutrimento, uno dei bisogni oggettivi dei bambini piccoli è il contatto. Hanno vissuto per 9 mesi in un ambiente a temperatura costante, senza notte né giorno, nutriti e idratati 24 ore su 24, con dolci suoni e movimenti a cullarli: per superare il trauma della nascita hanno bisogno di un periodo di transizione e accompagnamento alla realtà del mondo esterno, più o meno lungo a seconda di diversi fattori. Si parla infatti di esogestazione per i primi 9 mesi fuori dall’utero.

Dormire insieme aiuta anche a prendere il ritmo circadiano e a diminuire gli episodi di pianto notturno. Permette alla mamma e al papà di accudire il piccolo anche di notte, senza doversi alzare.

Man mano che il bimbo cresce diventa semplicemente un modo per condividere un momento delicato della giornata e gestire i risvegli notturni con semplicità (perché ci saranno, e fino a 3 anni sono fisiologici!).

Spesso leggo di genitori che si trovano a condividere il letto con i bimbi ma hanno molti dubbi e difficoltà, anche di tipo pratico.

Per noi è andata così: non abbiamo preparato la “cameretta”, ma una stanza con il meno possibile da adattare alle esigenze che avremmo avuto di mano in mano. Una specie di premonizione ha fatto sì che io insistessi per portare lì il futon singolo che era il letto del papà.

I primi tempi ho dormito io nel letto singolo con il bimbo, ma dopo le prime settimane abbiamo cercato una soluzione di più lunga durata.

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Abbiamo trasferito il nostro letto e l’abbiamo messo vicino al letto singolo, così c’è spazio per tutti ed è sicuro. Il fatto che sia per terra è bellissimo: da quando gattona è autonomo nel salire e scendere da solo (Montessori insegna).

Abbiamo usato pochissimo la culla e non pensiamo di utilizzare lettini o lettucci: questo letto potrà essere il letto del nostro bimbo fino a che lo vorrà.

Quando lui sarà pronto, noi ci ritrasferiremo in camera nostra (attualmente guardaroba e mio studiolo) e lui rimarrà nella sua camera, un luogo che già conosce e dove pensiamo sarà più facile sentirsi tranquillo e al sicuro.

Questo post partecipa al Blog Tank di Donna Moderna.