Piccola guida per la sopravvivenza ai consigli indesiderati

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Non c’è gruppo, reale o virtuale, di genitori in cui non salti fuori insistentemente l’argomento dei consigli sgraditi che si ricevono quando si diventa mamma e papà.

Fanno rabbia quelli delle persone che incrociamo per strada, e che si sentono in diritto di fare commenti su quanto è vestito (o svestito) il nostro bimbo.

Fanno ancora più male quelli delle persone a noi vicine, da cui vorremmo supporto e non critiche continue.

Non so perché tutti (molti) si sentano in autorizzati a dire la loro su come dovremmo crescere i nostri bambini, come se una volta diventati genitori le nostre facoltà mentali fossero diminuite improvvisamente e avessimo bisogno di uno stuolo di babysitter che ci impediscano di commettere gravissimi errori come allattarli dopo l’anno o tenerli in fascia per troppo tempo.

Sicuramente sono consigli difficili da gestire, perché ci toccano nelle nostre scelte più intime, e talvolta anche nelle nostre insicurezze. Credo ci sia anche un senso di ingiustizia nel fatto che proprio quando vorremmo concentrarci nel nostro nuovo ruolo, sperimentare in tranquillità e conoscere nostro figlio, ci troviamo invece a doverci preoccupare anche di cosa pensa il parente o l’amico di turno su quante volte allattiamo o dove dorme il pupetto.

Per affrontare queste situazioni la prima cosa è cercare di capire il perché di questi interventi, fare lo sforzo di metterci nei panni di chi li fa e cercare di scoprire cosa c’è dietro.

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Ad esempio, se nell’ipotesi più ottimista la causa dei consigli sgraditi potrebbe essere semplicemente ignoranza, allora la risposta più efficace sta nell’informazione. Senza perdere la calma (e senza far sentire stupido il nostro interlocutore), troviamo il modo di spiegare il perchè delle nostre scelte, magari prestando qualche articolo o libro da leggere, oppure invitando a venire a un incontro con una persona esperta.

Certe volte gli interventi derivano da un’incapacità di accettarci nel nostro nuovo ruolo di genitori. La mamma o il fratellone potrebbero non rendersi conto che ora le cose sono un po’ cambiate e per quanto riguarda nostro figlio ci dobbiamo prendere noi la responsabilità di alcune scelte, insieme al nostro partner. Loro rimaranno i consiglieri privilegiati, ma per quanto riguarda la nostra nuova famiglia non possono pensare di darci consigli dall’alto in basso. In questo caso ci vuole un po’ di sana affermazione, è inutile entrare nel dettaglio delle scelte sui cui non si è d’accordo: il punto è che siamo noi la mamma e il papà ora, e nostro figlio lo conosciamo meglio di chiunque altro al mondo. Senza essere oppositivi, ma con serenità e sicurezza facciamo capire che abbiamo preso sul serio il nostro ruolo, e nessuno può sostituirsi a noi.

Altre volte invece dietro a critiche e osservazioni dei nonni c’è la paura, la paura di essere giudicati a loro volta, di scoprire che se facciamo delle scelte diverse dalle loro è perché pensiamo che loro abbiano sbagliato. In questo caso può bastare l’accettazione, e se necessario il perdono. Chiediamo di raccontarci com’è stato per loro diventare genitori, di condividere i ricordi e le emozioni di quel periodo. Si renderanno conto che la loro esperienza vi interessa, non per ripetere le stesse scelte, ma perchè è bello sapere che ci sono passati tutti. Per loro sarà più facile mettersi nei vostri panni e magari capiranno come può essere fastidioso ricevere critiche continue in questo periodo della propria vita.

E’ possibile anche che quando nasce un bambino conflitti già presenti in famiglia e dovuti ad altro si riversino sulle nostre scelte genitoriali. La cognata a cui stiamo antipatiche non si tira indietro dal rompere le scatole anche su come cresciamo nostro figlio… e allora è necessaria un po’ di chiarezza: diciamo senza giri di parole che se ce l’hanno con noi per altro non si permettano di tirare in ballo nostro figlio.

Non è inusuale anche che gli interventi fastidiosi nascondano in realtà semplicemente la voglia di partecipare alla vita della vostra nuova famiglia. Allora prendere voi l’iniziativa, e suggerite che cosa possono fare i parenti e gli amici per aiutarvi senza essere inopportuni. La suocera è stranita dal fatto che tenete sempre il bimbo in fascia ed è brava a cucire? Chiedetele di cucirvi una borsina per ripiegare la fascia e metterla in borsa quando non serve. La zia cuoca instancabile insiste che a 4 mesi bisogna cominciare a dargli la frutta? Ditele che quando comincerete lo svezzamento (dopo i 6 mesi) vorreste provare a fargli i biscotti in casa con pochi grassi e zuccheri, se vi aiuta a trovare la ricetta perfetta.

Tante volte purtoppo i commenti arrivano da chi non sa farsi i fatti propri, si vuole impicciare e pensa di saperla lunga. Magari ci vedono un po’ stanchi, pensano che siamo in difficoltà e si fanno belli di poterci regalare le loro perle di saggezza. O sono quel tipo di amici che non hanno figli e pensano che tutti i genitori si rimbambiscano completamente appena hanno il pupetto tra le braccia.In questo caso probabilmente l’unica reazione possibile è l’umorismo.

Vignetta di Maria Francesca Agnelli tratta da “Allattare è facile!” di Giorgia Cozza, Il Leone Verde Edizioni

allattamento

 

Queste riflessioni nascono all’interno del percorso “Nascita di un genitore“, ciclo di 3 incontri sulla genitorialità consapevole.

 

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