Il mercato dell’educazione

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A guardarsi in giro certe volte  sembra che per molti la vita in compagnia di un bambino/a  si riduca a un continuo mercanteggiare .

Per conoscere i segreti di questo mercato basta andare in un parchetto e assistere alle animate trattative tra coloro che ormai sono diventati esperti negoziatori.

Allora si scopre che mezz’ora senza correre in un negozio vale un pacchetto di carte, un quarto d’ora in più al parchetto vale un bagno, “fare la brava” vale un gelato.

Ogni concessione ha il suo prezzo, e viene sfruttata per ottenere qualcos’altro in cambio. Ma alla lunga perdiamo traccia di chi deve fare cosa e perché, e non ci ricordiamo il semplice piacere  di permettere qualcosa a una persona che amiamo, semplicemente perché… gli piace!

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E un giorno, presa nel vorticoso circolo degli scambi, davanti al banco premi di una pesca di beneficenza, una mamma si trova a proporre questa fantasmagorica transazione alla propria figlia di 3 anni:

“Se prendi lo zainetto di Peppa Pig che ti piace tanto ti porto al parco giochi,

se ti ostini a voler prendere la palla, che tanto c’è uguale all’Iper, allora niente parchetto e andiamo a casa!”

Provate a distinguere il premio dalla punizione in questo vortice di perdizione genitoriale…la bambina, c’è da dire, non aveva dubbi: la palla era il premio, anche se per la mamma valeva poco. Ne è seguita lite, pianto (della bambina) e muso (della mamma).

Per che cosa? Tutti diciamo di volere figli autonomi e indipendenti, ma poi gli neghiamo elementari esercizi di questa agognata autonomia. Per un (presunto) vantaggio immediato dimentichiamo che alla lunga è più importante che i nostri figli imparino a trovare dentro di sè la motivazione per fare autonomamente le scelte giuste per la loro vita.

E così non parliamo mai con loro delle ragioni intrinseche per cui agiamo in un modo o nell’altro. Faccio il bagno perché è piacevole e rilassante. Mangio un gelato perché è buono. Sto al parchetto un quarto d’ora in più perché non ho fretta.

In psicologia si chiama “effetto di sovragiustificazione“: quando ci viene offerta ripetutamente una motivazione esterna (un premio) per fare qualcosa, convinciamo noi stessi che lo facciamo per quello e perdiamo la nostra motivazione interiore.

Allora sarebbe utile non utilizzare in continuazione i normali doveri e piaceri della vita quotidiana come moneta di scambio, ma fare ciascuna cosa semplicemente perché va fatta. Se diamo loro il modo di farlo, rispettando i loro tempi, usando un po’ di fantasia e dando loro motivazioni comprensibili, che riguardano loro stessi e le loro emozioni, per i bambini è un piacere collaborare con noi. Gratuitamente.

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  1. Come ti capisco… io preferisco quasi che le bimbe giochino a casa in giardino piuttosto che portarle al parco: questo mercanteggiare e regolamentare tutto è insopportabile… purtroppo questa logica del premio/punizione anima moltissime persone e viene considerata un normale metodo educativo… se sul discorso punizioni alcuni comprendono, la maggior parte considera i premi positivamente e non ci vede nulla di male.

    • A me spiace soprattutto assistere a queste litigate che mi sembrano assolutamente evitabili. Anche il nostro bimbo ovviamente capita che pianga quando andiamo via dal parchetto, ma per noi è un’espressione di dispiacere da accogliere, consolare, da far passare proponendo alternative, non un “capriccio” da risolvere a seconda del momento con un gelato o una sgridata.

  2. Il problema è che il mio piccolo di 3 anni spesso NON ha voglia di lavarsi i denti, fare il bagno, vestirsi…e sono costretta a ricorrere a scambi…
    Poi certo, quando si tratta di scegliere…mi rendo conto che anche lui non sa bene COSA vorrebbe fare…

    • Certo non è facile, anche perché di solito si riesce a trovare un modo più costruttivo di collaborare se si ha tempo ha diposizione, cosa che visto le vita che facciamo spesso non è possibile.
      Il ruolo del genitore secondo me in questo è proporre delle alternative: orari diversi, modalità diverse per trovare quella che va a genio a tutti.
      A quest’età certo non si può pretendere che si gestiscano loro autonomamente e che propongano loro delle soluzioni.
      Però invece di dirgli “Facciamo il bagno?”, a cui segue tipicamente il “no!”, prova a chiedergli: “Vuoi fare il bagno con le bolle o senza?” “Vuoi fare il bagno con il costume come al mare o con il cappello da marinaio?” “Vuoi vestirti da solo o ti aiuto?” “Vuoi metterti la maglietta verde drago o quella giallo pulcino?” etc etc …lui comincia a provare un po’ di autonomia e responsabilità per le sue scelte e sarà più invogliato a fare ciò che serve.
      Questo è un consiglio tra i tanti possibili, poi ciascun bambino e ciascuna famiglia sono diversi e non esiste la bacchetta magica, comunque bisogna negoziare… ma lo scambio di premi e punizioni non è l’unica cosa che possiamo offrire ai nostri figli!

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