Dinamiche di un “capriccio”

Standard

Qualche settimana fa ho assistito a un “capriccio” esemplare, non perché particolarmente spettacolare ma perché dal mio punto di vista esemplificava perfettamente cosa succede in realtà quando un bambino fa un “capriccio”.

La scena:

in uno spazio ludico termina il laboratorio di manipolazione con bambini e genitori. Man mano tutti si alzano con il barattolino riempito dai bimbi con il loro mix di sale e erbe da portare a casa come ricordo dell’esperienza fatta, rimane solo una coppia bimba – mamma. La mamma si affretta a chiudere il barattolino e prende la bimba (circa 15 mesi) per mano, dicendole “Andiamo a far merenda con gli altri bimbi!”.

La bimba allunga la mano verso il barattolo e protesta. La mamma insiste. Le dice “No basta, il laboratorio è finito, andiamo!”.

La bimba punta i piedi e alza il volume, continuando ad allungare le mani verso il barattolo. La mamma mi lancia uno sguardo imbarazzato e mi dice “Tanto poi le passa” e se ne va.

La bimba, senza fare una piega, si siede, prende un barattolo vuoto, lo riempie, indica il coperchio all’altra educatrice presente e osserva attentamente mentre l’educatrice le avvita il coperchio.

A questo punto la bimba si alza con il nuovo barattolino, chiama “Mamma!” e corre a fare merenda serena, come se niente fosse successo.

capricci1

Alcuni elementi emergono chiarissimamente da questa scena:

1. I bimbi sanno cosa vogliono, c’è un motivo preciso per cui fanno quello che fanno, non riescono a esprimerlo bene e  magari noi non lo capiamo ma  la maggior parte delle volte che fanno un “capriccio” ci stanno facendo una richiesta specifica.

2. Certe volte basta poco, pochissimo: la mamma aveva chiuso il barattolo in fretta e la bimba voleva vedere come si faceva, era il suo laboratorio e il suo vasetto, era un’aspettativa legittima e tra l’altro non c’era nessuna fretta particolare.

3. Non è facile capire i bimbi certe volte, spesso sono incuriositi da cose che per noi sono assolutamente scontate: dobbiamo avere la pazienza di metterci nei loro panni.

4. Mi ha colpito molto che la mamma si sia sentita in dovere di giustificare la bimba con me (figurati!), perché in effetti probabilmente la paura del mio giudizio l’ha fatta agire in modo più frettoloso di come avrebbe fatto da sola con la sua bimba: in un momento di incomprensione con i nostri bimbi dobbiamo concentrarci sulla comunicazione con loro, considerazioni su quello che potrebbero pensare gli altri lasciamole da parte!

Mi sento in dovere di precisare comunque che la mamma si è comportata in modo piuttosto normale, sicuramente a tutti capita di non capirsi con i propri bimbi nel cercare di far valere le ragioni degli adulti (non c’è tempo, dobbiamo andare etc.) sulle loro.

Un fatto però mi ha lasciato perplessa: da una parte il fatto che la mamma se ne sia andata non mi è proprio piaciuto, mi è sembrato una rinuncia a capire, un volersi dissociare dalla figlia e dal suo comportamento…eppure, eppure è stata proprio la rinuncia della mamma a capire a lasciare libera la bimba di fare quello che voleva, tanto che alla fine era contenta e soddisfatta. Forse certe volte dobbiamo trovare un equilibrio tra stare accanto ai nostri figli e lasciarli fare anche se non capiamo perché. Alla fine si torna sempre lì…

Annunci

»

  1. Pingback: Il mio problema con la Tata | timoilbruco

  2. Pingback: Luci ed ombre dell’educare | timoilbruco

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...