Educazione e basta

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Quando devo fare un esempio di un’attività di educazione ambientale ben riuscita  ripenso spesso a una classe che ho incontrato ormai qualche anno fa a Canzo. Era una classica 1° media, con i ragazzini divisi in gruppetti ben definiti e ciascuno con il proprio ruolo da recitare. C’era il leader carismatico, quello sgamato con i compagni e che si accattiva la prof. perché infondo è molto intelligente. C’era il leader un po’ meno furbo, quello che si è fatto etichettare come bulletto. C’erano due o tre gregari sempre a disposizione dei due leader. C’era la ragazzina allampanata e silenziosa, e il gruppetto delle sberbeccole. Il ragazzino un po’ cicciotto, simpatico ma sempre a disagio.

Li ho incontrati la mattina in stazione e dovevamo fare una passeggiata sul Sentiero Geologico che percorre la Val Ravella nella Foresta dei Corni di Canzo. Dopo le prime soste, in cui ci siamo un po’ conosciuti e ho raccontato qualcosa del luogo dove ci trovavamo, abbiamo cominciato a salire. Erano insofferenti, preoccupati di mantenere i loro soliti ruoli , anche in un contesto ben diverso dalla scuola. Il leader furbetto aveva un atteggiamento un po’ di sfida e un po’ di superiorità. L’altro di disprezzo e menefreghismo.

valravella

Ad un certo punto ho proposto di lasciare il sentiero e salire dal torrente, cercando i passaggi migliori insieme, guadandolo quando necessario. Ho fatto alcune raccomandazioni e mi sono fatta da parte. L’atmosfera è cambiata immediatamente e l’eccitazione dei ragazzi era palpabile. Dopo 5 minuti sul greto di torrente, tra piedi bagnati, animati dibattiti e momenti di intesa concentrazione, gli equilibri del gruppo erano stravolti. O meglio, i ruoli ricoperti da ciascuno avevano acquisito un nuovo senso.

Il leader furbetto è sceso dal piedistallo e ha deciso di usare il suo carisma per aiutare gli altri a  scegliere in che punto passare.  Il leader bulletto si è messo ad organizzare la fila e a spedire i gregari nei punti difficili per aiutare gli altri ad attraversare il torrente. La ragazzina allampanata si muoveva con passo leggero e sicuro sui sassi umidi e scivolosi, conquistandosi subito la stima dei compagni e il compito di andare in avanscoperta. Il ragazzino cicciottello si piantava in mezzo al torrente, solido come una colonna, per dare un’appoggio alle sberbeccole, che lo ringraziavano serie per l’aiuto.

Gli obiettivi dell’educazione ambientale sono gli stessi di ogni percorso educativo: fare crescere persone consapevoli delle proprie risorse e capaci di instaurare relazioni positive con gli altri. Solo che parte dalla constatazione che un essere umano è indissolubilmente legato al mondo che lo circonda e non può svilupparsi al meglio se non interagisce praticamente ed emotivamente con esso.

La complessità di un essere umano è rispecchiata nella complessità del mondo naturale, che è in grado di accogliere ogni persona e risvegliare le sue più intime potenzialità.

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